Centro Astalli Vicenza Attività nel territorio
Attività nel territorio Centro Astalli Vicenza

Attività nel territorio

La terza competenza di cittadinanza è quella che chiamiamo immaginazione narrativa. Cioè la capacità di mettersi nei panni di un altro, di leggere la sua storia, di comprendere le sue emozioni, aspettative e desideri. Fare cultura e sensibilizzazione sul tema dei migranti forzati è parte integrante delle nostre attività nell’ottica di promuovere la creazione di contesti informati e sensibili all’accoglienza.

Progetto indediti luoghi

Il PROGETTO INEDITI LUOGHI NELLA CITTÀ, propone laboratori creativi e multiculturali per persone migranti, dentro e fuori l’accoglienza a Vicenza ed è realizzato grazie al contributo della Fondazione Giuseppe Roi. Sono coinvolti volontari e operatori, insegnanti di italiano L2, artisti e fotografi, tecnici e mediatori culturali. L’obbiettivo è di favorire in modo positivo le relazioni tra la città, il suo patrimonio sociale e culturale e chi, venendo da altri Paesi, desidera essere accolto nella comunità cittadina. ​

INEDITI LUOGHI è orientato ad essere un piccolo passo per cambiare lo sguardo, modificare il modo di percepire luoghi, situazioni, persone o se stessi, passando da un’osservazione superficiale o giudicante a una più profonda, empatica, e aperta, per andare oltre pregiudizi e schemi mentali abituali.   INEDITI LUOGHI NELLA CITTÀ è un’occasione per esprimersi liberamente, conoscere nuove culture, creare connessioni e trasformare insieme il modo in cui guardiamo la città.

Cosa (mi) succede in Piazza – Voci ed emozioni in Piazza dei Signori – è un podcast realizzato nell’ambito del laboratorio INEDITI LUOGHI NELLA CITTÀ e intende fondere prospettive diverse, figlie di radici lontane e vicine, in un racconto inusuale.

INEDITI LUOGHI - COSA MI SUCCEDE (IN PIAZZA) - Episodio 1

INEDITI LUOGHI - COSA MI SUCCEDE (IN PIAZZA) - Episodio 2

INEDITI LUOGHI - COSA MI SUCCEDE (IN PIAZZA) - Episodio 3

INEDITI LUOGHI - COSA MI SUCCEDE (IN PIAZZA) - Episodio 4

Marina Picardi e Alessandra – Menegotto curatrici,
Gustavo Arruda e Renata Foletto – Grafiche e video,
Giovanni Laurenzi – editing

Hanno partecipato: ABDELAZIEM ALI ADAM KOKO – AHMED JOMAA – ANJALI KHATRI – ANTONELLA OFOSU APPIAH – BINTOU CAMARA – CARLA MENEGUZZO – CARELLE GYSLAINE MAWE MBA – CHIARA GOBBI – CLAUDIO RIGON – CLEMENTINE CAROLE NGAH BILOA – ELODIE BONKOUNGOU AKISSI – ELENA CAPPELLARO – EMMA NARDIN – FABIO VALERIO – FILIPPO MARRANCONI – LISA THIBAULT – MAHFUZ MIA – MARIE HERVIGE EONDA – MARTA FABRIS – MARTHE BIKITIG – MERSIBA JASHAROVA – MIRABEL COKER – RENATA FOLETTO – SABINA MAGRO – SCHALOME ALVINE ADJA KALO – SHARON RICHARD- VALENTINA VIERO – VANESSA KANDO – YVETTE SIE ESSIOU.

 Perché realizzare un podcast (proprio un podcast)?

Un podcast è, prima di tutto, un racconto. Creare una narrazione polifonica di suoni e musica, in cui le voci principali provengono da lontano, significa fondere prospettive diverse, stabilire connessioni inusuali e, allo stesso tempo, poter ascoltare chi, pur vivendo la città, spesso resta in silenzio, per difficoltà legate alla lingua o perché inascoltato.

Chi ha partecipato alla realizzazione del podcast?

Il podcast è stato realizzato da giovani migranti provenienti da Camerun, Nigeria, Macedonia, Egitto e Brasile, che hanno partecipato al laboratorio Inediti luoghi nella città, promosso dal Centro di Accoglienza JRS Astalli e sostenuto dalla Fondazione Roi di Vicenza. La sceneggiatura degli episodi è stata scritta dalle due curatrici, basandosi su interviste e idee emerse durante il laboratorio, mentre il montaggio è stato realizzato insieme a un editor. Passanti, guide turistiche e volontari hanno inoltre prestato la propria voce, contribuendo con brevi interventi inseriti all’interno delle puntate.

Perché scegliere la piazza? Perché proprio Piazza dei Signori?

Una piazza è un luogo di incontri e di incroci, dove si intrecciano esistenze e voci diverse, proprio come nel nostro laboratorio. La scelta di Piazza dei Signori, poi, è stata dettata dalla volontà di provare a raccontare uno dei luoghi più rappresentativi di Vicenza come inedito o, forse, come inaspettatamente vicino alla percezione di tanti vicentini che ben conoscono la piazza simbolo della propria città.

Come sono state raccolte le idee per scrivere la sceneggiatura del podcast?

Per raccogliere le idee, i partecipanti al laboratorio e le curatrici si sono incontrati in più occasioni per visitare Piazza dei Signori: hanno parlato, scattato fotografie, ascoltato le parole delle guide turistiche, bevuto un caffè in piazza. Successivamente i partecipanti al laboratorio sono stati intervistati individualmente, per riuscire a cogliere quali aspetti dei momenti vissuti insieme fossero risultati più significativi e come immaginassero il podcast. Si è trattato di una vera e propria raccolta di voci e di sguardi. A partire dalle riflessioni, dalle suggestioni e idee emerse durante le interviste, le curatrici hanno potuto scrivere la sceneggiatura.

Com’era lo sguardo dei partecipanti sulla Piazza prima di questa esperienza?

Qualcuno non conosceva ancora la Piazza dei Signori, non era mai arrivato fino al cuore della città. Qualcun altro invece già la frequentava per assaporare l’atmosfera raccolta e spesso affollata… era uno sguardo vagamente inconsapevole, forse. Ma ricco di impressioni…

Al termine del laboratorio, è cambiato il loro sguardo sulla Piazza?

Da quanto emerge dal podcast, i partecipanti al laboratorio guardano ora Piazza dei Signori con occhi diversi dopo averne osservato e ascoltato la storia. È soprattutto il sovrapporsi delle epoche, a partire dagli scavi archeologici sotto la Basilica, ad affascinarli… ma anche la vita che scorre, l’evocazione di memorie dei loro Paesi…  Grazie al loro racconto, anche le curatrici si sono soffermate su una realtà conosciuta, apparentemente già scandagliata, cogliendone luci e possibilità nuove.  E il nostro sguardo? Se è cambiato, com’è dopo questa esperienza?

LUCI E OMBRE: EMOZIONI NEL PARCO QUERINI – uno storytelling realizzato nell’ambito del laboratorio INEDITI LUOGHI NELLA CITTÀ. Intende raccontare il parco cittadino da una prospettiva inusuale, fatta di sguardi, emozioni e sentimenti vissuti e condivisi nel gruppo.

Cos’è uno storytelling e perché realizzare proprio uno storytelling?

Lo storytelling è un racconto di parole e immagini. I racconti sono uno strumento antico e il cervello umano è naturalmente predisposto a prestare attenzione alla narrazione!  Questo racconto, VOCI E OMBRE – Emozioni nel parco, tratta di un’esperienza vissuta, fatta di sguardi, di percezioni, di emozioni e sentimenti, di fronte alla bellezza di un luogo pubblico della città di Vicenza, il Parco Querini. Cercando di capire come creare una bella storia con le nostre immagini e le nostre emozioni, capace di rimanere impressa nella nostra memoria e in quella di chi ascolta e vede, abbiamo scelto la forma del diario. Questo ci ha permesso di rendere comprensibile, prima di tutto a noi stessi, il nostro vissuto, e di ricordarlo per rendere possibile una riflessione. Abbiamo voluto comunicarlo e pubblicarlo per condividere questa esperienza così emotivamente significativa per noi.

Chi ha partecipato alla realizzazione dello storytelling?

Al laboratorio Inediti sguardi nella città e alla creazione dell’inedito racconto hanno partecipato giovani migranti provenienti da Nigeria, Gambia, Bangladesh, Ucraina e Brasile. La sceneggiatura è stata redatta dalle due curatrici, basandosi sia sulle immagini realizzate e condivise da ogni partecipante che sulle idee emerse durante il laboratorio. Il montaggio è stato realizzato insieme a un esperto digitale.

Perché scegliere proprio Parco Querini?

Un parco pubblico è un luogo di passeggiate, in compagnia o solitarie, luogo di relax e contemplazione, di immersione sensoriale nell’aria, nei colori, nelle luci, nei suoni della natura vegetale e animale, dove si intrecciano esistenze e voci diverse, proprio come nel nostro laboratorio. La scelta di Parco Querini è stata dettata dalla volontà di provare a raccontare, con gli occhi di chi arriva come migrante da Paesi lontani, uno dei luoghi più rappresentativi di Vicenza come inedito o, forse, come inaspettatamente vicino alla percezione di tanti vicentini che ben conoscono e frequentano il parco.

Cos’è la camera stenopeica?

Si tratta di un apparecchio fotografico privo di obiettivo, sostituito da un minuscolo foro stenopeico (dal greco stenos-opaios/piccolo foro) con i bordi molto netti. Il foro stenopeico può essere applicato ad una semplice scatola di qualsiasi dimensione o forma. La luce che attraversa per un certo tempo il foro, va ad illuminare la pellicola o il foglio di carta sensibile posto all’interno della scatola, ricomponendovi esattamente il soggetto inquadrato. Le fotografie realizzate con il foro stenopeico richiedono lunghi tempi di esposizione, dovuti alla minima apertura del diaframma, ma hanno immagini sempre e comunque a fuoco, una profondità di campo totale (dal foro all’infinito) e un costo minimo, ridotto alla sola carta sensibile o pellicola. Le foto realizzate con la camera stenopeica sono sempre dei negativi!

Perché usare proprio la camera stenopeica?

Attraverso 
la
visione data 
dallo 
strumento 
stenopeico,
 abbiamo colto
 le ombre 
e 
le 
luci
 nascoste nel Parco, avviando un’attività profonda 
di 
contemplazione, comprensione 
e appropriazione dello 
spazio nel quale eravamo immersi che non avviene con la fotografia digitale. Utilizzando 
la
 fotografia
 stenopeica, non 
abbiamo inquadrato un singolo
 soggetto,
 ma abbiamo inquadrato
 con un
 solo
 sguardo
 tutto l’intorno, abbiamo sperimentato una composizione 
visiva completa, e vissuto
 un
 atto d’osservazione
 in
 cui 
il
 tempo 
di
 contemplazione è determinante. Il tempo
 dell’esperienza
 visiva,
 fondendosi
 con
 l’esperienza
 pratica e creativa, ci ha portato 
alla 
scoperta
 di 
un nuovo sguardo.

Come abbiamo raccolto le idee per realizzare lo storytelling?

Ci siamo incontrati la prima volta per conoscere Parco Querini: parlando, scattando fotografie, ascoltandoci reciprocamente, riflettendo sul carattere del luogo e i suoi molteplici significati, scambiando idee con due esperti di fotografia, Riccardo Curti e Attilio Pavin. Successivamente ci siamo ritrovati al Centro Astalli, per parlare della camera stenopeica e spiegarne la costruzione e il funzionamento. C’è stata quindi una seconda uscita al parco per fare esperienza concreta con le scatole, tutte realizzate per noi da Riccardo Curti. È seguita poi l’esperienza nella camera oscura di Andrea Lomazzi, fondamentale per comprendere cos’è veramente una fotografia stenopeica! Un altro ultimo incontro è stato necessario per condividere e osservare le fotografie raccolte nel corso dell’esperienza. Avevamo bisogno di riuscire a cogliere quali aspetti dei momenti vissuti insieme, fossero risultati più significativi e di decidere come costruire la narrazione. Abbiamo deciso di  darle la forma di un diario. Si è trattato di una vera e propria raccolta di voci e di sguardi. A partire dalle riflessioni, dalle suggestioni e idee emerse, le curatrici hanno potuto creare la sceneggiatura.

Com’era il nostro sguardo sul parco prima di questa esperienza?

Qualcuno non conosceva ancora Parco Querini, non era mai arrivato fino al più bel parco della città. Qualcun altro invece già lo frequentava per assaporarne l’atmosfera, aveva uno sguardo vagamente inconsapevole, ma ricco comunque di impressioni…

Al termine del laboratorio, è cambiato il nostro sguardo?

Lo stupore provato nella camera oscura, vedendo apparire con lo sviluppo le immagini del parco, poi di fronte all’originalità delle foto catturate con la camera stenopeica e infine nella realizzazione del racconto, ha sicuramente creato una nuova consapevolezza insieme alla meraviglia della scoperta della possibilità di una dimensione contemplativa.

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