Rapporto Annuale 2026

Giu 21, 2026 | Dalla Rete

Il 17 maggio 2026 si è tenuta l’Assemblea Annuale dell’Associazione Centro Astalli Vicenza, in quella occasione è stato presentato il Rapporto Annuale sulle attività dell’Associazione nel 2026 che pubblichiamo integralmente.

Introduzione:

Mai, dagli anni Cinquanta, i conflitti sono stati così numerosi: secondo l’Università di Uppsala si contano almeno 61 guerre tra Stati e 74 conflitti interni. Mai come in quest’ultimo anno le regole internazionali che il mondo si era dato dopo la fine dei grandi conflitti mondiali, sono state disattese ed invalidate. Le solenni proclamazioni che avevano seguito la seconda guerra mondiale, i doveri di solidarietà e di rispetto della dignità umana sono sempre più negoziabili e comprimibili. Basta guardare a quello che è avvenuto negli ultimi anni in Europa, da ultimo con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e il nuovo regolamento sui rimpatri che entrerà in vigore a giugno 2026. I dieci fascicoli del pacchetto includono vari regolamenti ed una direttiva su una quantità di aspetti: gestione dell’asilo, procedure di frontiera, rimpatri, condizioni di accoglienza, cooperazione con Paesi terzi.

Il timore di quanti in questi anni hanno operato per la tutela dei diritti dei richiedenti asilo è che l’applicazione del piano finisca per determinare una nuova bussola giuridica ridisegnando l’equilibrio fra i diritti fondamentali come il diritto di asilo e alla protezione umanitaria e il proclamato perseguimento della cosiddetta difesa delle frontiere europee con i primi indeboliti a vantaggio del secondo.

Si è fatta strada una narrazione mediatico-politica da stato di assedio, una sindrome da “Fortezza Europa” assediata. Il tutto sostenuto dai partiti sovranisti in rapida ascesa, portatori di programmi centrati sui concetti di sicurezza, identità e controllo. A livello nazionale l’attuale governo ha elaborato una strategia basata su tre cardini: fermare le partenze, aumentare i rimpatri, criminalizzare la presenza dei migranti presenti sul nostro territorio. Tale strategia si sta realizzando con una serie di decreti sicurezza che stanno via via in maniera più o meno silente comprimendo l’esigibilità dei diritti dei migranti e che limitano l’azione di quanti operano per la loro tutela

La narrazione rispetto al fenomeno della mobilità umana è parte di una precisa campagna che ha l’obiettivo di fomentare un’emergenza che non c’è. Serve a distogliere l’attenzione dai problemi veri: le condizioni di ingiustizia globale che forzano le persone a migrare, la chiusura dei canali legali che le costringe a percorrere rotte così pericolose, le violenze delle milizie finanziate dai Paesi europei per bloccare le persone migranti, l’assenza di dispositivi strutturali di salvataggio e gli ostacoli alle navi di soccorso civile, condizioni che hanno causato e continuano a causare migliaia di morti sulla rotta mediterranea e balcanica.

Come ha detto l ’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice “Quando si carica l’opinione pubblica in questo modo, quando si individua un nemico e si fa crescere la paura, la reazione purtroppo è quella aggressiva e violenta che ritroviamo nell’uso dei social. Il problema è aver dimenticato che chi attraversa il Mediterraneo è prima di tutto un volto umano, una vita vissuta, un’attesa, una speranza. Persone con relazioni, parenti, famiglie. C’è una montatura che distoglie dalla comprensione dei fatti. Questa gente non viene a invadere o a delinquere, chiede solo i suoi diritti. Perché io occidentale posso andare ovunque ma non può farlo un africano o un asiatico?”

Tutto questo avviene nel silenzio dell’opinione pubblica che, distogliendo lo sguardo dalle atrocità commesse quotidianamente nei confronti delle persone migranti, alla ricerca per sé e per le proprie famiglie condizioni di vita migliori, crede di poter essere esentata dalle proprie responsabilità.

Come ha scritto il filosofo Gunter Grass nel suo libro sull’Olocausto “Noi figli di Eikman” più l’aggressione diventa feroce e atroce nelle sue conseguenze, più aumenta la nostra indifferenza, anche per non toccare con mano la nostra impotenza a cambiare le cose. «E poiché vige questa regola infernale ora il mostruoso ha via libera». A questo punto a paralizzarsi non sono solo i sentimenti dell’orrore e della compassione ma anche il sentimento della responsabilità, cosa che ci consente di sentirci innocenti, al limite impotenti e quindi esonerati dall’intervenire. Questa è la via maestra che porta al degrado della nozione di “uomo”, e alla difesa del valore della sua vita.
Tutto ciò ha gravi ripercussioni sulla vita dei richiedenti asilo e dei rifugiati che riescono ad arrivare sul nostro territorio. Nel nostro operare quotidiano come associazione non possiamo non rilevare come stiano crescendo gli atteggiamenti discriminatori nei confronti delle persone con cui operiamo:

  • l’accesso alla casa: spesso negata per ragioni discriminatorie. Anche in presenza di redditi certi, le agenzie immobiliari non prendono in considerazione le richieste di ricerca di alloggi per affitto o per acquisto presentate da persone in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • il lavoro: i migranti meglio se irregolari, sono un grande bacino per una manodopera da impiegare in lavori dequalificati, ampiamente sottopagati e non tutelati sotto l’aspetto della sicurezza nel lavoro.

In questo scenario, insieme a tutte le persone che a diverso titolo operano per l’associazione centro Astalli di Vicenza, siamo chiamati a “Resistere Umani”, continuando a testimoniare che l’accoglienza di quanti fuggono da guerre e persecuzioni è possibile. Siamo chiamati a testimoniare che la sicurezza, condizione a cui tutti noi aspiriamo, si possa ottenere solo sviluppando comunità accoglienti capaci di prendersi cura della molteplicità dei bisogni delle persone che vi abitano. Una città SICURA è una società che SI-CURA , che si prende cura di quanti presentano situazioni in partenza disuguali. Siamo chiamati a costruire con umanità e professionalità percorsi di integrazione con i rifugiati, siamo chiamati a perseguire la missione che ci è stata indicata: “accompagnare, servire, difendere” le persone che quotidianamente si affacciano alla porta della nostra associazione.

 

Per il Consiglio Direttivo dell’Associazione Centro Astalli di Vicenza

La presidente, Emma Nardin

 

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